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Investimenti pubblicitari in ripresa nel 2016: c’è luce in fondo al tunnel

C’è luce in fondo al tunnel della crisi? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla ripresa che il mercato pubblicitario registra, secondo Nielsen, in avvio di 2016. Va da sé, infatti, che finché c’è crisi i consumi latitano latita anche la pubblicità e viceversa se la pubblicità riparte significa che anche i consumi ripartono e dunque che la morsa della crisi si fa meno stringente.

Il mercato pubblicitario ha segnato una crescita del 2,5% annuo (10,6 milioni in più) a gennaio, per un totale di 432,5 milioni. Considerando anche la porzione di pubblicità sul web difficilmente monitorabili e attualmente solo stimata da Nielsen (principalmente motori di ricerca come Google e social network come Facebook), l’incremento si attesterebbe intorno al +3,5%.

“Seppur contenuta la crescita tiene nel primo mese dell’anno, mostrando segnali di conferma per il primo trimestre, con un trend positivo che va consolidandosi anche sul medio periodo. I prossimi mesi diranno poi di quanto le misure espansive annunciate dal governatore Bce, Mario Draghi, possano influire come spinta all’economia e alle imprese” spiega Alberto Dal Sasso, managing director di Nielsen.

Telecomunicazioni e finanza guidano la ripresa del mercato pubblicitario, l’auto invece frena, mentre il settore alimentare (primo per incidenza di investimenti) prosegue la sua crescita. Nel dettaglio, le Tlc fanno registrare una incremento di investimenti pubblicitari del 19,8%, pari a 5 milioni, la finanza ha dato un inpulso pari a 2 milioni (+12,1%), ma il maggior incremento viene dal comparto distribuzione: +24,3%, 5 milioni; in calo dell’8,7% il mercato pubblicitario promosso dall’automotive (5 milioni in meno), il settore alimentare fa segnare un 1,3%, quello di media ed editoria del 10% (2,5 milioni).

La pubblicità punta anzitutto sulla tv, mentre il web resta stabile e i quotidiani mostrano una ripresa incoraggiante: il piccolo schermo ha registrato un aumento del 4,7% degli investimenti in spot, per un valore di 284,7 milioni, internet è sostanzialmente stabile (+0,2% che diventa però +6% se si considerano anche i social network e i motori di ricerca), i giornali quotidiani hanno invece fatto segnare un +2,2% che stupisce anche perché i giornali periodici hanno invece perso il 14,1%.  La radio ha visto arretrare del 3,4% la propria appetibilità come mezzo di diffusione di messaggi pubblicitari, il cinema dell’8% Oltre il 70% degli italiani diffida della pubblicità ritenendo che non sia etica e che spesso non racconti la realtà.

Dalla ricerca SWG “Pubblicità ed Etica: vissuto dei consumatori e percezione delle imprese” (svolta per EthicsGo e presentata a Milano, in Assolombarda, nel corso del convegno “Consumatori o consumattori? La pubblicità etica come fattore di competitività per le imprese”) risulta ricerca che i consumatori si sentono ingannati in particolare dagli spot relativi a prodotti alimentari e cosmetici.

(ttratto da today.it)

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